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CURATIO: LA SIMBIOSI TRA ARTE E ABITARE

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CURATIO: LA SIMBIOSI TRA ARTE E ABITARE

Maison&Objet Paris - HALL 1 - CU01 | 15-19 Jan. 2026

A gennaio 2026, durante Maison&Objet, il designer, architetto d'interni e direttore artistico Thomas Haarmann punta i riflettori su una dimensione diversa del design, esclusiva, emotiva e profondamente artigianale. Benvenuti a CURATIO, un momento sospeso nel tempo nel cuore del settore Signature, creato in collaborazione con AD France.Per la sua attesissima seconda edizione, questa capsule collection minimalista e ispirata alla couture torna con una selezione di marchi e creatori visionari. Ognuno di essi esprime una voce unica, ma insieme compongono un dialogo armonioso. Scopri di più
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UNEXPECTED – GIACINTO CERONE / IMPERFETTOLAB a cura di Valerio Dehò

News & Eventi

UNEXPECTED – GIACINTO CERONE / IMPERFETTOLAB a cura di Valerio Dehò

SØLO Creative Room, via Nazario Sauro 56, Pietrasanta (LU) | 26 settembre – 26 ottobre 2025

SØLO Creative Studio presenta la mostra “UNEXPECTED – GIACINTO CERONE / IMPERFETTOLAB”, che inaugura nell’ambito della Collectors Night di Pietrasanta, 10ª edizione, presso SØLO Creative Room, via Nazario Sauro 56, Pietrasanta (LU). La mostra mette in dialogo il design visionario di Imperfettolab con una selezione di opere di Giacinto Cerone, provenienti dalla collezione di due gallerie italiane: Gasparelli Galleria, Fano (PU) e Galleria Giovanni Bonelli, Milano | Pietrasanta (LU). Art direction Marco Martelli Ottoni | Produzione SØLO creative studio  L’arte deve sorprendere, arrivare inattesa, non prevista. Sia in letteratura che nelle arti visive quello che Roland Barthes chiamava “il piacere del testo” per la scrittura, è la capacità dell’artista di condurti dove vuole lui, non dove tu sei abituato ad andare. Guardare è un’attività di scoperta, un viaggio provvisorio verso una dimensione che non conosciamo completamente, che possiamo intuire, ma che si svela a partire da qualcosa, un dettaglio, una forma che ci attrae senza sapere perché. Ci deve essere sempre una deviazione, un clinamen che conduce gli atomi dello sguardo verso qualcosa di inatteso. Il resto è regolarità, canone, standard, nel migliore dei casi. La storia dell’arte spesso si accontenta facilmente, gli storici dell’arte cercano come i biologi delle linee genetiche, delle consanguineità spesso mortificanti perché attribuiscono all’arte una sorta di necessità cromosomica, una catena di cause e di effetti che può al limite eccitare gli scienziati o gli appassionati della Settimana Enigmistica. L’arte è un’altra cosa, è sempre dalla parte dei figli e non dei padri. Ma cosa lega un gruppo di artisti e designer a una personalità stra/ordinaria come quella di Giacinto Cerone? Tutto e nulla. Tutto perché entrambi hanno sempre cercato di rivelare le forme nascoste che si annidano nell’in-finito del mondo. Hanno letto la realtà come un riflesso della propria mente, con la curiosità di cosa alla fine si potesse vedere, toccare e che nemmeno loro sapevano esattamente. Si può attingere all’onirico senza essere surrealisti? Sì, certamente sì. Per questo l’Imperfettolab non sta a contare le gambe di un tavolo, non attinge alla funzionalità di sedie o poltrone per creare qualcosa che sia di conforto, non confonde l’Idea con l‘Ikea.  Giacinto Cerone conosciuto come uno dei più grandi ceramisti italiani dopo Leoncillo, ha anche realizzato dei marmi in cui la soglia figurale appare sempre in perfetta sintonia con la materia. La vibrazione dei materiali nello scultore ci restituisce intuizioni profonde, echi inattesi, desideri di partecipare all’estasi delle forme. Sembrerebbe che la distanza con Impefettolab sia definitiva, invece si riapre proprio accennando alla sorpresa, alla negazione della causa-effetto, alla rivelazione di forme nascoste. Gli spettacoli vanno bene per altre cose, le opere d’arte hanno bisogno di una sorta di intimità che ci coinvolge. Il contrasto e l’impossibile nascono dal fatto che i mondi che l’arte ci propone li avvertiamo come nostri, senza saperne il motivo. Forse sono le sincronicità junghiane che fanno accadere che lo sguardo del pubblico, si incroci quelle delle opere. Non so spiegarlo diversamente, ma in effetti da Mallarmé e Duchamp in avanti lo abbiamo chiamato semplicemente “hasard”. È come se gli artisti anche quando fanno qualcosa di riconoscibile come una scultura o un mobile, ci indicano che quello che abbiamo davanti non è esattamente quello che pensiamo di guardare.  Ci lasciano l’incertezza di quello che ancora non è visibile. E’ su questa indeterminazione che si fonda l’arte, e pare anche buona parte del mondo fisico. Così ha detto la scienza del Novecento. La visionarietà convulsiva di Cerone sospende le forme un attimo prima del caos. La sragione di Imperfettolab sospende i suoi in-mobili in uno spazio probabilistico in cui l’inaspettato è di casa.
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