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La resina cola come ghiaccio fuso, melassa impastata di fibre trasparenti e piume rimaste dentro al nucleo dell’ambra. La resina scivola sui bordi e s’addensa, prende forme di stampi giganti. Gelatina o cristalli di zucchero che interpretano fiori e frutti. Sassi cavi che suonano sordi come crisalidi abbandonate da farfalle di vetro. Tronchi e canne di una grotta gelata, giganteschi legni e cortecce da succhiare. La resina si rapprende come una carezza liquida passata in tutti gli angoli: l’alone vitreo che ricopre del suo fiato le cose e le moltiplica in bolle dure dai riflessi colorati. Nascono forme che ricalcano la natura, impasti densi che riscaldano l’impassibile candore del ghiaccio, intrugli d’alchimie sospette che vogliono beffare la consistenza degli elementi.
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The resin strains like fused ice, molasses mixed with translucent fibres and golden feathers which remain within the amber cor. The resin slips on the edges and it thickens, taking the shape of giant moulds. Sugar gelly or crystals that interpret flowers and fruits. Hollow stones that sound dull like chrysalis abandoned from their iced butterflies. Logs and reeds form a frosted cave, giant woods and barks to be sucked. The resin cakes like one last liquid caress in all the angles: the vitreous halo that covers with its breath the things and multiplies them in hard colourful bubbles.